Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




venerdì 13 aprile 2018

Avanti il prossimo...




martedì 27 febbraio 2018

Parola d’ordine: Sciogliere i movimenti “fascisti”! ---------- [di Eugenio Orso]



Leggo su repubblica online, turandomi il naso (e anche qualcos’altro che non dico): >
Milano, Boldrini davanti al murale dei partigiani: "Sciogliere i movimenti fascisti".
Adesso, per la prima volta, la richiesta arriva da una carica dello Stato. Sciogliere i movimenti fascisti. L'affondo della presidente della Camera, Laura Boldrini, arriva alle quattro del pomeriggio da Milano, quartiere Niguarda, il luogo dove è iniziata la battaglia di Liberazione contro il regime nazifascista. Di fronte al celebre murale ("Niguarda antifascista") di via Majorana - dedicato alla partigiana Gina Galleotti Bianchi (uccisa il 24 aprile 1945) e ridipinto dopo essere stato  più volte imbrattato con svastiche croci celtiche e scritte inneggianti a Forza Nuova - la terza carica dello Stato non ha usato giri di parole: "I gruppi che si ispirano al fascismo vanno sciolti. Non c'è posto per loro nel nostro Paese, nella nostra Repubblica che è antifascista".

Leggo di un appello lanciato proprio da repubblica (dello storico patron De Benedetti, che ha inculato i lavoratori dell’Olivetti) per lo scioglimento delle formazioni “neonazifasciste”, con adesioni corali dei sinistroidi servi della troika, dei cinque stalle, di rappresentanti delle istituzioni e, immancabili, delle comunità ebraiche. 
Boldrini affonda il coltello della propaganda a due settimane dal voto politico di marzo. Sarà un caso? Il “pericolo fascista” dovrebbe far dimenticare tutto, al popolino: dalle truffe delle compagnie telefoniche alle delocalizzazioni dell’industria che continuano implacabili, dai cinque milioni di poveri assoluti in Italia alla squallida vicenda del figlio di De Luca, anche lui piddì come il babbo, eccetera, eccetera.
Come scrive quella cloaca di repubblica, l’esaltazione dei fatti di Como e Macerata, hanno tenuto alto il dibattito – udite, udite! – sulle derive neofasciste, xenofobe e razziste!
Mi domando se voi, la mattina, uscendo da casa incontrate ad ogni angolo di strada, ogni due per quattro, squadracce in orbace armate di manganelli e spranghe, pronte a colpire in nome del Duce buonanima, teste rasate che innalzano vessilli con tanto di croce uncinata e aggrediscono gracili “progressisti”, a spasso con il cagnolino, mentre intonano Die Fahne hoch! 
Non credo proprio, ad essere sincero, perché è molto più facile incontrare mendicanti, soggetti ridotti male e non necessariamente extra-comunitari, uomini e donne che frugano nei cassonetti dell’immondizia, alla ricerca di qualcosa di utile, o peggio, di 
commestibile …
Dobbiamo chiederci se la colpa della miseria che cresce intorno a noi, sempre più rapidamente, sfigurando il volto dell’Italia fino a renderlo irriconoscibile, è dei fantomatici “neonazifascisti”, contro i quali tuonano repubblica e Boldrini, oppure dei padroni sopranazionali di repubblica e Boldrini che, anche attraverso di loro, veicolano la propaganda neocapitalista e impongono le linee di politica strategica al paese. 
L’antifascismo senza fascismo, anche per i vecchi partigiani e comunisti, dovrebbe essere
peggio del fascismo stesso, perché rappresenta l’evidente segnale che il potere elitista finanziario e i suoi servi sono sempre più intolleranti, disposti, oltre che alla menzogna, alla propaganda più imbecille che deforma la storia, anche all’assolutismo più asfissiante.
Non posso che concordare con un celebre co-fondatore del Partito Comunista d’Italia, l’ingegner Amadeo Bordiga, il quale nel dopoguerra ebbe a scrivere che
l’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo … E oggi, a più di settant’anni dalla morte del fascismo, lo è ancor di più!
Gli acefali spaccateste neopartigiani di Bordiga oggi sono le Boldrini, i centri sociali, i Gentiloni, i Fiano, i repubblica-repubblichini … 
Da una come la Boldrini, che serve il sistema della menzogna e della politica sottomessa ai poteri finanziari esterni, non potevamo aspettarci nulla di diverso, è ben vero, ma questa volta … Voglio proprio darle ragione, auspicando che ciò che spera s’avveri!
No, non sono impazzito e ogni cosa ha il suo bel perché. 
Se i movimenti, gruppi e gruppetti accusati di “neonazifascismo”, ma anche xenofobia, razzismo, populismo, sovranismo, omofobia, eccetera, fossero costretti messi fuori legge e costretti alla clandestinità, perseguitati dai cani da guardia del sistema neoliberista, incarcerati semplicemente per reati di pensiero, bastonati dalla polizia e ammanettati dai carabinieri, la smetterebbero finalmente di presentarsi alle elezioni, cadendo nella trappola del rito del voto, e di gioire per qualche sparuto e inutile seggio nelle amministrazioni comunali. 
I più duri e determinati fra loro dovrebbero ricorrere a forme di lotta extraparlamentare e extralegale, per difendersi o anche solo per sopravvivere. Ciò significherebbe che la passività politica e sociale degli italiani, fin qui ampiamente dimostrata, sarebbe finalmente scossa dall’azione armata, o comunque clandestina e violenta, cui sarebbero costrette alcune migliaia di giovani (e meno giovani) colpiti dalla repressione sistemica, messi fuori legge, accusati di reati di pensiero, come vorrebbero i super-democratici repubblica e Boldrini.
Il sistema, imbevuto di un antifascismo senza fascismo che serve solo per affermare l’assolutismo del mercato finanziario, mostrerebbe in piena luce il suo volto. Soprattutto se, continuando i crimini di soggetti di ultima immigrazione, come i nigeriani-spacciatori di Macerata, la repressione infierisse sempre e solo sui “neonazifascisti” messi fuorilegge.
Non auspico che si moltiplichino i Luca Traini, con le loro azioni individuali dettate da rabbia ed emotività, senza un preciso obbiettivo politico da raggiungere. Auspico che si riproponga una situazione simile – anche se non uguale, perché la storia come Paganini non concede repliche – a quella dei famigerati “anni di piombo” montanelliani. Meglio questo del vedere le
masse narcotizzate, rimbecillite senza rimedio, totalmente passive e quindi indifferenti al loro stesso futuro. Si tratterebbe di uno scossone di cui al momento, s’ignorano gli effetti concreti, sul potere e sulla popolazione, ma che potrebbe rimettere in movimento la storia anche in Italia.
Da una parte la repressione sistemica che colpisce gli oppositori veri, o presunti tali, in modo duro, mettendoli fuori dalla legalità, dall’altra l’insicurezza e la povertà che dilagano, ma non a causa degli oppositori criminalizzati. Cosa potrebbero pensare, in una simile situazione, coloro che sono con l’acqua alla gola e cominciano a intuire che questa splendida democrazia, rigorosamente antifascista, gli sta togliendo anche l’aria (oltre all’acqua che si paga salata, anche se dolce)? Alcuni di loro, iniziando a riflettere con la propria testa, se ne saranno ancora capaci, potranno provare qualche simpatia e solidarietà nei confronti dei “neonazifascisti” in clandestinità?
Onestamente, non so dare una risposta che non contenga anche un mio auspicio, ma una cosa è certa: se la storia non concede repliche e gli “anni di piombo” non torneranno così com’erano, non è detto che i nuovi clandestini, costretti a lottare fuori dalla democrazia, finiranno come le BR, che subirono la disfatta. Non è detto che avanzando l’onda della povertà non troveranno un consenso di massa ben più ampio di quello che ebbero le BR.
Per tali motivi, spero proprio che l’accorato appello, nei fatti liberticida, della collaborazionista della troika Boldrini e di repubblica sia accolto … E che, finalmente, si cominci a fare sul serio!
EUGENIO ORSO - analista e saggista di area marxista, esponente del comunismo comunitario italiano.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,




domenica 11 febbraio 2018

Ancora Alceste




sabato 3 febbraio 2018

Vladimiro Giacchè, uno dei più autorevoli economisti europei di scuola marxista. Dicono "razzista" anche a lui.




mercoledì 17 gennaio 2018

"MO’ M’INCAZZO" - Considerazioni sulla "razza" di Gianfranco La Grassa, teorico di scuola marxista.

Adesso sono obbligato ad incazzarmi sul serio. Leggiamo la “meravigliosa”, “sublime” Costituzione italiana, repubblicana, democratica e soprattutto “antifascista”. Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza [ripeto e sottolineo: DI RAZZA], di lingua, di religione, di opinioni politiche”. E già intanto noto che, nella realtà dei fatti, non si è affatto eguali malgrado le differenti opinioni politiche, poiché i falsi “antifascisti” odierni mettono all’indice chi viene dichiarato “populista”, “antieuropeista” e via dicendo. Quindi gli “antifascisti” rinnegano la “meravigliosa” e “sublime” Costituzione nata dalla lotta detta “di liberazione”. Essa afferma che non si devono fare distinzioni di razza, ma intanto di razza sta parlando.
Andiamo avanti. Nell’Oli-Devoto, alla parola razza, sta scritto nel significato n. 2: “Ogni raggruppamento d’individui costituito in base a caratteri somatici (comuni, costanti, ereditari: r. bianca, gialla, nera; r. australiana, sudanese), spec. in quanto può costituire un motivo di profonda differenziazione sul piano delle relazioni sociali e politiche (lotte, conflitti di r.; distinzioni, discriminazioni, di r.) il termine è oggi sempre più spesso sostituito con quello più appropriato [sottolineo: PIU’ APPROPRIATO] di etnia”.
In effetti, il sottoscritto ha costantemente usato, in tutta la sua vita, il termine “etnia”. Tuttavia l’Oli-Devoto fa notare che il termine razza è “meno appropriato” perché potrebbe dar adito a fraintendimenti e speculazioni da parte di chi volesse far riferimento a differenziazioni genetiche. Non è però detto che sia così; uno può anche usare il termine razza soltanto riferendosi a differenze somatiche. Quindi quei vermiciattoli di “politicamente corretti” – antifascisti eredi non dei resistenti, ma di meri traditori, che ci hanno consegnato allo straniero d’oltreatlantico ricevendo lauti pagamenti, come messo in luce nel 2000 tramite i documenti ritrovati dallo studioso americano Joshua Paul – hanno montato un can can sulle dichiarazioni di Fontana in perfetta malafede com’è nelle loro prerogative di vigliacchi e incapaci d’altra considerazione minimamente dotata di qualche consistenza politica. Con loro non ci si deve assolutamente scusare, ma rispondere insultandoli con il disprezzo che meritano furfanti di così bassa lega. Quindi male ha fatto il leghista a sentirsi in imbarazzo. Doveva rispondere con sputi in faccia a farabutti di tal genere.
Tanto più che questi degenerati non hanno trovato nulla da ridire di fronte all’ignobile intervento di quel Dominici – non a caso esponente di questo vomitevole establishment europeo, per il momento orfano di quello statunitense dei Bush e dei Clinton-Obama – che ha preteso di dare le “pagelle” a dati schieramenti italiani in lizza nelle elezioni di casa nostra. Come si permette questo poco limpido figuro di mettere bocca in affari nostri?! Non esistono gli Stati Uniti d’Europa, solo una Unione Europea messa in piedi, lo ripeto, da sicari strapagati dai padroni americani. Ma i nostri “antifascisti” – quelli che cianciano non della lotta condotta dai “resistenti”, in stragrande maggioranza comunisti, bensì della “liberazione” da parte delle truppe “alleate”, in realtà dirette di fatto dal paese che colse con la seconda guerra mondiale l’occasione di invadere l’Europa ed occuparne intanto la parte più sviluppata – ormai in gravi difficoltà di rappresentanza hanno accolto con entusiasmo il presunto “aiuto” (un boomerang, io spero) da parte di questo sciocco e basso servitore dei peggiori politicanti, disonesti e truffaldini, oggi esistenti. 
E per adesso basta. Chi ha ancora la voglia di andare a votare, si ricordi almeno di non mettere la croce sui simboli della vergogna del nostro paese. Certe croci andrebbero certo messe, ma non su pezzetti di carta straccia; questi vengano gettati nelle pattumiere.
Post pubblicato in Facebook il 17.1.2018

Etichette: , , , , , , , , , , , ,




venerdì 5 gennaio 2018

Fulvio Grimaldi - Ius soli e militari in Africa, le due facce sporche del colonialismo

Mi associo agli auguri arrivatimi da tanti amici per feste debabbonatalizzate, che permettano a tutti, specie nel Sud del mondo, sottoposto alla predazione e al genocidio del nuovo colonialismo, di festeggiare a casa propria senza i push and pull factors dei deportatori e, come al solito, per un anno migliore di questo e peggiore del successivo. E, soprattutto, senza lo sciroppo tossico dell’ipocrisia buonista, arma del nemico e metastasi malthusiana del tempo sorosiano.

Le feste dei padroni: gabelle e censure

Il regime criptorenzista e mafiomassonico inaugura l’anno nuovo con l’ulteriore potenziamento dell’imperialismo neoliberista e totalitario: 500 professionisti del militarismo sub imperialista italiota in Niger, per allargare le nostre missioni militari al prezzo di €1.504.000.00 sottratti a pensioni, sanità, scuola, ambiente e per assistere Usa e Francia nell’occupazione/distruzione/rapina di quel paese, deposito di uranio e minerali vari. Nuovo capitolo dell’espansionismo militare USA/Israele/UE nel Sahel e in tutto il continente. Sul piano interno ci ha elargito ulteriori furti, a vantaggio delle multinazionali amiche, sulle bollette di gas e luce e pedaggi autostradali. Di questi ultimi possiamo ringraziare il ministro Delrio, costruitosi una carriera da sindaco di Reggio Emilia quando, da un’area infestata di ‘ndrangheta, si recava in missione alle feste padronali di Cutro, Calabria, terra d’origine di quegli infestanti.
Lastricata la via verso lo Stato di polizia, già ampiamente consolidato, mediante la criminalizzazione del conflitto dal basso verso l’alto, con la campagna contro le fake news (critiche e divergenze dall’establishment) e gli hate speeches, discorsi di odio (leggi antagonismo sociale, politico, culturale), e accentuata la conflittualità orizzontale artificiale (generi, generazioni, autoctoni-alloctoni, falsi antifascisti-finti fascisti, normali-populisti), è arrivato il bavaglio a quel che resta della libera stampa, cioè la rete. Intercettazioni che rivelino i traffici di una classe di gangster affidate all’interpretazione di carabinieri e poliziotti, sottratti alla valutazione del potere giudiziario, presunto indipendente, e con previsione di carcere per giornalisti indiscreti. Addio alle risate tra furfanti che pregustano speculazioni sulla tragedia dell’Aquila. Addio al complotto di Renzi col generale dei CC Adinolfi in cui si ventila la ghigliottina a Letta.

Le voci del padrone

Non che di questa catena di montaggio di vere fake news che sono i giornaloni e le telvisionone, ci sia molto da difendere o salvare. Un lettore de “Il Fatto Quotidiano”, giornale nel quale un fustigatore del potere domestico come Travaglio convive allegramente con squalificati e rozzi sguatteri dei poteri internazionali (che nulla hanno da invidiare a quelli dell’altro giornalismo di “opposizione “, “il manifesto” : vedere i loro comuni compitini sorosiani e Cia su Iran, Siria, Russia, Cina, curdi, Egitto/Regeni, Ong), ha scritto parole memorabili: “A furia di faziosità (leggasi “servilismo”. N.d.r), fake news politiche e commenti dei soliti quattro santoni, la casta giornalistica ha esaurito ogni residuo di credibilità. Le informazioni confezionate al servizio di qualche fazione sono solo materiale di propaganda da usare al bar il giorno dopo… tifosi urlanti delle rispettive curve, megafoni aizzatori o moderatori a seconda della convenienza… 
Se voci del coro reazionario, come il Corriere della Sera, La Stampa o Sky, ribadiscono un livello professionale sotto zero quando, per esempio sul tentato regime change in Iran, esaltano i bikini e le gonne corte dei felici tempi dello Shah, più furbi effetti collaterali dell’imperialismo, come “il manifesto”, postisi la foglia di fico di un esperto equilibrato come Michele Giorgio, poi ne annegano la cronaca nei commenti (incaricati di fare opinione) di due arnesi rispettivamente della destabilizzazione interna e della diffamazione esterna. Ce n’è una, a proposito delle “curve” menzionate dal lettore del “Fatto”, anzi, è proprio la tribuna centrale, quella delle autorità, a cui poi tutti quanti si rivolgono strepitando gli stessi slogan, un tifo comune.
Il tifo per l’accoglienza senza se e senza ma di chiunque ci arrivi da Sud e da Est, sradicato da bombe e predatori occidentali, deportato dalla filiera Ong e destinato a manodopera schiavista di complemento al nostro precariato dai solidali accoglitori senza se e senza ma.

Jus soli e spedizioni antiterrorismo

L’uno è peggio dell’altro. Il primo, a dispetto del fatto che la cittadinanza è già riconosciuta a condizioni ragionevoli, come in Germania o Svizzera, pretende fin dalla nascita l’esproprio della propria identità e l’assimilazione a chi ti controlla. Come il battesimo. Le seconde, fingendo una guerra farlocca contro ascari da noi stessi messi in campo, servono a occupare, devastare e rubare, con il concorso di governi locali sottomessi a forza di potenza militare e corruzione. Entrambe consolidate tecniche del colonialismo. 
Ma, voi universali accoglitori, vi rendete conto che contribuite a creare le condizioni perchè la gente debba essere sradicata dalla sua storia, identità, cultura, perchè le sue terre e i suoi ambienti sono stati resi invivibili dai nostri predatori occidentali, per poi venire scagliata addosso ad altre società e servire da manovalanza al ribasso e dumping sociale? Proprio come, all’inverso, succede con le delocalizzazioni di produzioni in aree di massimo sfruttamento. Come vi permettete di parlare di integrazione e assimilazione che non significano altro che spogliare i soggetti
deportati della loro identità, storia, cultura, coesione sociale, per essere snaturati e diventare Dalit, casta subordinata ai colonizzatori? 
Alla resa dei conti, è sempre una questione di lotta di classe. Gruppi dirigenti che, assistiti dal colonialismo, sono lieti di liberarsi degli strati di popolazione, soprattutto giovani, che potrebbero contestarne politiche e poteri; dominanti del mondialismo che, deportando e neutralizzando soggetti di una potenziale lotta di classe e per la sovranità popolare/nazionale, mantengono le condizioni di dipendenza e subordinazione dei dominati, sia nelle colonie che nella metropoli.

Guardatevi in giro e vedete quale razza di integrazione lo spostamento di masse portatrici di altri riferimenti civili e sociali ha portato. Tra italiani importati e sudtirolesi colonizzati, dopo un secolo, non esiste comunicazione, nè amalgama, ma solo distanza, diffidenza e ostracismo a chi osa matrimoni inter-etnici. Tra pakistani, indiani, caraibici e britannici si tratta, a dispetto del succedersi delle generazioni, di isole del tutto separate perfino urbanisticamente. Così tra turchi e tedeschi, dove, nel quartiere berlinese di Moabit, cantato da Brecht, i palazzi dalle forme e dall’anima guglielmina guardano su un’ininterrotta teoria di locali dai profumi, costumi e frequentatori levantini, gli uni perennemente estranei e incongrui agli altri, con gli importati in eterno subordine, salvo qualche zio Tom (vedi sindaco di Londra). Idem da 300 anni in Usa tra neri e bianchi. Idem a Milano tra cinesi e autoctoni. I termini integrazione, assimilazione, meticciato, multiculturalismo, sono definizioni del padrone/maestro/superiore che ti mette sotto; sono false, ipocrite e di schifosa natura razzista.

Assimilazione, integrazione uguale antropofagia

Ammantare tutto questo di buonismo e catturare i gonzi per farne i propri colonizzatori di complemento è stata la grande invenzione di un mondialismo che ha bisogno di livellare, annullare, amalgamare, deidentificare, desovranizzare e disunire le comunità consolidate dalla storia, plebizzare masse che diventino indistinte e prive di coscienza di sè. Solo così, e tramite l’ausilio tecnologico dei Frankenstein di Silicon Valley, che spersonalizza esasperando il narcisismo individualista e, al tempo stesso, lacera il rapporto con il reale e la coesione sociale, si eliminano gli ostacoli alla mondializzazione e alla relativa dittatura degli orchi del capitale.

Ogni Jus Soli “concesso” qui è uno jus soli negato nel proprio paese. 

E il milione di giovani quadri siriani deportati dalla Merkel per tenere in piedi l’export tedesco, sarebbero serviti meglio all’umanità tutta se fossero rimasti in patria a difenderla dagli stessi colonizzatori che poi li “accolgono”. E i milioni di africani, afghani, bengalesi che finiscono nei nostri campi e nelle nostre fabbriche, o nelle mense Caritas di un immenso caporalato, avrebbero dovuto costruire il futuro dei loro paesi e non lasciarli alla mercè della Monsanto e dell’Exxon.
Questi giovani vengono depredati delle loro terre e dell’agricoltura di sussistenza dalle monoculture del land-grabbing. Vengono privati di un contributo alla loro evoluzione sociale e politica. Persa la terra, insieme alla loro millenaria cultura, finiscono inurbati nelle bidonville delle metropoli dove trovano Ong e missionari che gli prospettano il Bengodi in Europa. Poi, lungo la filiera da qui attraverso trafficanti e Ong varie, ci rimettono i 20-25.000 dollari rastrellati nella famiglia e si ritrovano nei campi libici (di cui Ong importatrici e Amnesty ci raccontano orrori peggiori di quelli, veri, di Abu Ghraib) e, da lì, nel bivacco di Como o della stazione di Milano. Dove su di loro lacrimano i nostri cuori. Fattisi il lifting solidale, sul volto deturpato da secoli di crimini contro l’umanità, e sparatisi il botulino griffato buonismo, continuano a fare i colonialisti delle superiori civiltà, i Manconi, lo scioperante della fame, le Boldrini l’eroina anti-fake news sgradite all’Impero, i Bergoglio del blablabla umanitario senza impegno,, i Medici senza frontiere ma con tanti elmetti bianchi...

Già, Luigi Manconi. Mio vecchio compagno in Lotta Continua. Tanto si è arrampicato sui diritti umani che come minimo Soros e tutta l’èlite mondialista gli devono un invito alla prossima adunata segreta di Bilderberg. Ha sciopericchiato per quattro giorni, a babbo (jus soli) morto, guadagnandosi quanti voti di “sinistra” e quanti paginoni del “manifesto” bastino per perpetuargli un aureo futuro. Poi ha smesso. Qualcuno gli ha ricordato che Bobby Sands e i suoi Dieci di sciopero della fame sono morti. Dopo 60 giorni. Ma quelli facevano sul serio. Per una causa vera.

Patrie

Non mancheranno coloro, troll a parte, che riterranno giustificato darmi dello spietato xenofobo e razzista per essermi espresso contro la politica delle migrazioni promosse dall’accoglienza. Il giochino è metterti sullo stesso piano di un Salvini, che è poi quello che hanno inventato per dare una faccia brutta, volgare, deforme a chi si oppone al misciume della globalizzazione e al cappio UE. Dovrebbero riflettere che, diversamente, dai buoni e bravi accoglitori, io le parti di quelli che migrano le conosco quasi tutte. E conosco chi le abita. Ed è costretto a venirne via. E perché. 
Ho iniziato nel 1967, Guerra dei Sei Giorni contro la Palestina e tutti gli arabi (800mila “migranti” sparsi nel mondo) e non ho smesso più, fino ad oggi: Eritrea (migliaia di migranti da un paese libero e ben messo, sequestrati e rapiti nel paese dei balocchi dallo zuccherino dell’asilo politico automatico). Passando tra libici, sudanesi, somali, ivoriani, vietnamiti, senegalesi, siriani, iracheni, ecuadoriani, honduregni, messicani, guatemaltechi, tutti destinati alla deportazione verso “l’assimilazione, l’integrazione, il meticciato, il multiculturalismo”. Tutti nel fosso accanto allo stradone. Ho visto in Senegal lo scoglio davanti all’isola di Gorée, da cui per quattro secoli è partita la tratta degli schiavi. Quella di oggi parte da Dakar. Ho visto cos’erano prima, questi esseri umani, cos’era il loro paese prima e cosa dopo. Ho anche visto come
lo sradicamento, in forme diverse, colpisca tanto loro come noi: toglierci la storia e il futuro, toglierci la comunità e il suo progetto, toglierci il nome e l’anima. Spianarci tutti. Toglierci la patria con tutto quello che significa. Che non è la caricatura che ne danno sia i micrcoimperialisti dello chauvinismo, sia coloro che, per salivare la via della mondializzazione, sono arrivati ad avere in uggia perfino la parola sovranità. “Un volgo dispero che nome non ha”. 
L’accusa di razzismo e xenofobia la rivolgano allo specchio. Così gli rimbalza.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,




martedì 19 dicembre 2017

INTOLLERANZA AL LATTOSIO. Bere latte è naturale?




martedì 7 novembre 2017

Morirò io, sparirete tutti


È vero che ogni sistema di potere, storicamente, si è guastato ed è morto, quindi probabilmente anche quello in via di consolidamento oggi è destinato a finire un domani; ma è anche vero che i sistemi di potere possono durare decenni e secoli, occupando e degradando la vita di intere generazioni; quindi è opportuno prepararsi una via di fuga, non escluso il suicidio.
Marco Della Luna

Parlerò chiaro, anzi piatto.
Nel parlare a volte si dissimula involontariamente; nello scrivere ancor di più. E - a volte - si legge ciò che uno scrive con una certa fretta. Con la fretta che impongono le proprie convinzioni.
E si viene equivocati.
Non del tutto, ma di quel filo che fa sostanza.
Posso dire, in primis, che ogni mia parola, la più sciocca o la più pomposa, quella goffamente ricercata e quella quotidiana, persino le male parole e gli insulti atrabiliari, sono intrisi di un'
angoscia senza redenzione.
Rivendico tale disperata sincerità; e spero che me la riconosciate tutti.

E poi, come diceva Totò, in secundis: siete morti e non lo sapete.
Tutti.
Ciò che affermo
a favore della tradizione e del sangue e dell'Italia e della bellezza non lo dico solo a esclusivo beneficio dell'Italia. Ma a beneficio di islamici, calmucchi, indios, negri, ebrei e citrulli nordici.
Ho passato una vita a scrivere dei "vanishing peoples": Aztechi, Patagonici. Amazzonici.
E ora sarei diventato razzista?

Quando Pasolini si commuoveva di fronte agli idoletti africani lo faceva perché gli ricordavano Enea: sicuramente Enea, nel suo approdo al Tirreno, si portava appresso bambole agresti come queste, pensava. E piangeva perché sapeva, con tutte le sue contraddizioni, che un mondo finiva: quello che ricomprendeva Africani, Troiani e Italiani. Piangeva per tutti e tre poiché aveva intuito l'inumano.
Insomma Pasolini venerava il sangue e la cultura di ogni popolo. 
E se io venero Piero della Francesca o Cavalcanti o certi affreschi sperduti nelle profondità della Tuscia venero, allo stesso tempo, gli Alacaluf della Patagonia, il popolo siriano, i senegalesi, gli argentini, gli eschimesi e i siberiani.
E li venero poiché intuisco che su tutti grava la cappa del nichilismo prossimo venturo.
Tutti questi popoli spariranno, anche fisicamente, e spariremo pure noi, spariranno millenni di cultura e tradizione per far posto a nulla. A nulla.
Cosa diavolo ci fa un un africano cencioso nella provincia profonda italiana?
Semplice: distrugge se stesso, l'Africa e l'Italia.
Gli Africani vanno a cacare nel teatro di Ferento, che per loro è un ammasso di pietre insensate; poi, fuori della loro Patria, si dimenticano di essere sé stessi. In un sol colpo annullano Africa e Italia.
Il risultato della loro migrazione forzata non è l'integrazione, che non ci sarà mai, ma la riduzione di milioni a poltiglia manipolabile: fra venti o trent'anni tale poltiglia proletaria, né italiana né africana né umana sarà il mattone fondante del nuovo esercito di zombie.
Nessuno ricorderà più niente del passato poiché nulla del passato gli è stato insegnato.
Non spererà nulla del futuro perché il futuro non esisterà.
Ci sarà il presente bastardo, un po' di elemosina, amoralità eccitante e inservibile e
una guerriglia a bassa tensione fra minutaglie idiotizzate.
Questo il mirabile nuovo mondo. E lo stanno preparando con cura.
Ma c'è ancora chi parla di razza. Di fascismo. Di campi antimperialisti. Di federalismo. Di inni al meticciato. Di wikileaks.
Fra poco tempo tutti coloro ai quali tengo moriranno.
Coloro che amo più di ogni altra cosa hanno gambe forti e fronti alte: gli sarei solo d'impaccio.
Io devo morire poiché il conforto di mille giorni sarà nella polvere.
Fra le rovine non mi verrà certo voglia di leggere, scrivere, ascoltare musica, disegnare.
La cultura è fatta per essere condivisa.
Se disegno un casale nella campagna romana è perché so che qualcuno, da qualche parte, ama ciò che sto facendo.
Il nulla rende tutto mediocre, avanza, stritola, polverizza, ottunde.
Una ex umanità languisce stolida, indifferente a tutto.
Ha senso leggere? Vivere?
La morte mi balla in petto da così tanto tempo.
Un mondo finisce, per sempre, e porta nella dimenticanza il senso di interi millenni.
E io dovrei adattarmi ai nuovi baccanali dell'indistinto?
Meglio lasciarsi andare.
Per trovare una persona intelligente occorre scarpinare troppo. Non cólta, intelligente
L'intelligente lo si riconosce subito: la sua cultura è dissimulata e, prima o poi, cede il posto a una cedevole e divertita rassegnazione. Chi è intelligente sa; e sa che la morte costituisce l'unico orizzonte.
L'etica delle persone intelligenti: prendere tutto sul serio, sin alla disperazione, ma vivere con leggerezza regalando l'impressione della futilità.
Bene non è vivere, ma vivere bene: l'antica sentenza reclama i diritti della ragione, come sempre.
Disperdere la propria biblioteca (rammento la storia d'ogni suo libro), i quadri, gli argenti, le stampe, i dischi, le lettere (minutamente copiate, con testardaggine), i film, i piccoli oggetti in pietra giada onice marmo - se ne vada tutto alla malora!
Via, in pasto alla feccia.
Le variazioni a carboncino della basilica di Tuscania? Con quelle potete pulirvi il culo, naturalmente!
Sì, poter bere e non veduto lasciare il mondo,
e con te svanire via nelle foreste oscure:
svanire, lontano dissolvermi, e del tutto dimenticare
ciò che, tra le foglie, non mai hai conosciuto,
il languore, la febbre, e l'ansia
qui, dove gli uomini seggono e odon l'un l'altro gemere.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

 
___________________________________ ___________________________________